01 Dic 2013

Abraham Lincoln, John Fitzgerald Kennedy e Aldo Moro sono i tre esponenti politici che, poco dopo aver promosso leggi a favore della sovranità monetaria dei rispettivi Paesi, hanno poi fatto un brutta fine. Naturalmente il problema di fondo è quello dell’emissione sovrana di moneta, noto anche come Signoraggio Bancario.

Le banche centrali di moltissimi Paesi, spacciate come istituti pubblici, ma in realtà Società per Azioni private possedute generalmente da famiglie di banchieri senza scrupoli, hanno da sempre utilizzato qualsiasi mezzo per occultare la loro vera natura e nascondere l’inganno agli occhi della popolazione.

Il presidente Lincoln nel 1862, ebbe un incontro privato con un amico di vecchia data, il colonnello Edmund Dick Taylor che suggerì di stampare biglietti di Stato a corso legale per fronteggiare le spese della Guerra Civile Americana scoppiata l’anno precedente. Questa idea scaturì anche a causa degli interessi usurai (dal 24 al 36 per cento) pretesi dai banchieri internazionali nell’eventualità di un prestito all’Unione. Lincoln ovviamente non accettò e il 14 aprile 1865, durante uno spettacolo teatrale al Ford’s Theatre, John Wilkes Booth (attore che aveva più volte recitato proprio in quello stesso teatro) spara un colpo alla testa del presidente Lincoln. I lati oscuri della vicenda resteranno numerosi: l’assenza della guardia del corpo del presidente, impegnata a bersi qualche drink ed il mistero del killer, ufficialmente scovato e ucciso una decina di giorni dopo, anche se nel corso degli anni molti ricercatori hanno sostenuto che Booth fosse riuscito a scappare.

John Fitzgerald Kennedy, il 4 giugno 1963, firma l’Ordine Esecutivo 11110, un decreto presidenziale che di fatto toglieva alla Federal Reserve Bank (la banca centrale presente negli Stati Uniti) il potere di stampare denaro, restituendolo al Dipartimento del Tesoro, come sancito nella Costituzione americana. Il governo USA tornava in possesso della propria sovranità monetaria grazie ad una legge esplicita che lo autorizzava a «emettere certificati d’argento a fronte di ogni lingotto di argento e dollari d’argento della Tesoreria».
Praticamente gli Stati Uniti si riprendevano il diritto di stampare moneta, collegando l’emissione di banconote alle riserve d’argento della Tesoreria, senza la necessità di chiedere prestiti ad interessi alla Federal Reserve: biglietti a corso legale sgravati dal debito all’atto di emissione.  Guarda caso pochi mesi dopo, il 22 novembre 1963, il presidente Kennedy verrà ucciso a Dallas. Dopo più di quarant’anni i punti oscuri di questo omicidio rimangono senza una plausibile e convincente spiegazione ufficiale. Al contrario, risultano ormai palesi le incongruenze, i depistaggi e le manomissioni relative alla vicenda.

Aldo Moro lo statista della Democrazia Cristiana negli anni sessanta decise di finanziare la spesa pubblica italiana attraverso l’emissione di cartamoneta di Stato sgravata da debiti, in tagli da 500 lire, ossia con un “biglietto di Stato a corso legale”.
Con i DPR 20-06-1966 e 20-10-1967 del presidente Giuseppe Saragat venne regolamentata la prima emissione, la serie “Aretusa” (Legge 31-05-1966), mentre il presidente Giovanni Leone regolarizzò con il DPR 14-02-1974, la serie “Mercurio” (DM 2 aprile 1979), le famose banconote da 500 lire conosciute come “Mercurio alato”.
Già all’epoca la sovranità monetaria dell’Italia era limitata: allo Stato era concesso solamente il diritto di conio delle monete attraverso la Zecca, mentre le banconote venivano acquistate dal Fondo Monetario Internazionale. Un po’ come accade oggi, dove ai singoli Paesi europei spetta il diritto di coniare gli euro di metallo ma non le banconote, che vengono emesse dalla Banca Centrale Europea.
Lo statista, per ovviare ai limiti imposti di cui sopra, utilizzò un brillante stratagemma. Dopo aver autorizzato il conio delle 500 lire di metallo, fece una deroga che permetteva, contemporaneamente, l’emissione della versione cartacea, che poteva in questo modo essere stampata ugualmente dalla Zecca di Stato.
Il 16 marzo 1978 Aldo Moro venne rapito e ucciso il 9 maggio dello stesso anno. Casualmente, in seguito al tragico avvenimento, l’Italia smise di emettere biglietti di Stato. Va anche tenuto presente che alcuni anni prima, durante la visita negli Stati Uniti dello statista italiano nel settembre 1974, Henry Kissinger lo minacciò pesantemente, come riferito dal portavoce di Moro, Corrado Guerzoni, davanti ai giudici.

Come per gli omici di Lincoln e Kennedy, anche in questo caso i punti oscuri sono numerosissimi.

18 Nov 2013

Qualcuno avrà certamente notato che i costi di fabbricazione delle monete da 1, 2 e 5 centesimi sono notevolmente superiori al loro valore nominale, scoprendo, così la cosiddetta acqua calda, naturalmente  senza soffermarsi su chi e perché ha riscaldato l’acqua.

Complessivamente, in Italia, dal momento in cui è stato introdotto l’Euro, la Zecca di Stato avrebbe fuso monetine del suddetto valore per un costo complessivo di 362 milioni di euro a fronte di un valore reale di 174 milioni.

Bisognerebbe domandarsi perché le monete vengano coniate dalla Zecca di Stato, mentre le banconote siano stampate dalla BCE. La risposta è semplice, per chi conosca certi inconfessabili segreti della finanza e della politica economica e monetaria speculativa.

Tutto ruota intorno al concetto di signoraggio, ovvero il lucro che si genera dal creare moneta. Tale lucro può sussistere laddove il valore nominale (o legale) della moneta sia superiore al suo valore intrinseco (cioè quello generato dai costi di produzione).

Quando invece il valore nominale è inferiore a quello intrinseco, si subisce una perdita il cosiddetto “signoraggio negativo”, come accade proprio con il conio delle monetine da 1, 2 o 5 centesimi di euro: il loro costo di produzione complessivo è infatti di circa 15 centesimi.

Guarda caso il conio di monetine metalliche è riservato allo Stato e non alla BCE, la quale si occupa invece di stampare le banconote, per le quali il signoraggio cd. “positivo” è garantito: per stampare una banconota da 5 euro o una da 500 euro bastano infatti circa 30 centesimi di euro. Tra l’altro, la moneta è sottoposta ad un interesse, che fa lievitare ulteriormente il debito dei cittadini di un paese sovrano oltre il valore nominale della moneta stessa.

In sostanza, perciò, l’emissione di moneta a debito è lasciata agli Stati, mentre l’emissione “a lucro”, potremmo dire, così, è appannaggio della BCE !

Si potrebbe ovviare a tutto ciò in un modo molto semplice: basterebbe infatti che lo Stato potesse emettere moneta senza debito, come fa, ad esempio, con le monete metalliche con valore nominale maggiore del valore intrinseco (i pezzi da 50 centesimi, 1 e 2 euro). Non è un caso che il defunto governatore della BCE Duisenberg, quando Tremonti nel 2002 chiese di sostituire le monete metalliche da 1 e 2 euro con banconote di pari valore, avesse risposto: “Ma il signor Tremonti sa che così facendo il suo Paese perderebbe il diritto di signoraggio (letteralmente: “seigniorage”) sulla massa di denaro sostituita?”.

Nel frattempo, mentre noi affondiamo sotto il peso del nostro debito e della nostra schiavitù, il governo ungherese Viktor Orban, nel solito silenzio generale dei media, ha permesso all’Ungheria di acquisire la sovranità sulla propria moneta.

La banca centrale magiara, nazionalizzata, controlla infatti l’emissione di moneta senza debito e nella quantità di cui l’economia reale del paese ha bisogno. I risultati sono ottimi: l’economia nazionale sta recuperando rapidamente, tanto che il ministro competente ha recentemente annunciato che grazie a “una politica di bilancio disciplinato” l’Ungheria ha ripagato il 12 agosto 2013 il saldo dei 2,2 bilioni di debito all’FMI, prima della scadenza ufficiale del marzo 2014. Naturalmente, è meglio che certe cose non si sappiano in giro…

26 Ott 2013

Intercettato dall’Nsa il cellulare della Merkel. Ma sulle attività economiche, politiche e militari, del nostro Paese, lo spionaggio americano e inglese va avanti da tempo.

Datagate è il nome che la stampa italiana ha scelto di dare alla serie di rivelazioni dell’ex tecnico della NSA (National Security Agency) e della CIA (Central Intelligence Agency) Edward Snowden, relative al programma di controllo di massa di U.S.A. e Regno Unito.

Intanto si allarga lo scandalo dello spionaggio della National Security Agency americana e coinvolge anche l’Italia. È “inaccettabile” che ci sia “un’attività di spionaggio di questo tipo”, ha detto al suo arrivo alla sede del Consiglio europeo a Bruxelles il presidente del Consiglio, Enrico Letta. “Non possiamo tollerare zone d’ombra”, ha aggiunto il premier che ha ribadito di aver chiesto “chiarimenti poiché dobbiamo fare tutte le verifiche”.

“La Nsa porta avanti molte attività spionistiche anche sui governi europei, incluso quello italiano”. Gleen Greenwald, il giornalista americano che custodisce i file di Edward Snowden lo ha dichiarato a “l’Espresso” prima che esplodesse la tempesta diplomatica dei controlli sul cellulare della Merkel.

Greenwald ha sottolineato che pure i servizi britannici spiavano con i cavi a fibre ottiche che trasportano telefonate, mail e traffico internet del nostro Paese. In questa sterminata raccolta di materiale, ha aggiunto, i servizi italiani avevano “un accordo di terzo livello” con l’ente britannico che si occupava di spiare le comunicazioni.

Ecco la prima cronologia delle rivelazioni.
5 giugno 2013: il Guardian pubblica una serie di ordini segreti che la FISC (Foreign Intelligence Surveillance Court) impartiva a una divisione della Verizon Communication affinché fornisse una raccolta di “metadati” per tutte le telefonate che riguardassero gli Stati Uniti, incluse le telefonate locali, e quelle fatte fra gli Stati Uniti e l’estero.

6 giugno 2013: il Guardian e il Washington Post rivelano l’esistenza di PRISM (un sistema elettronico clandestino di sorveglianza, che permette alla NSA di acedere a email, ricerche internet e altro tipo di traffico sul web, in tempo reale.

9 giugno 2013: è la volta di Boundless Informant: è ancora il Guardian a parlarne. Boundless Informant è un sistema che dettaglia e “mappa” per nazione tutti i dati raccolti da computer e telefonate.

12 giugno 2013: le notizie arrivano dalla Cina: il South China Morning Post rivela che la NSA è penetrata illegalmente in computer cinesi e di Hong Kong. fin dal 2009.

17 giugno 2913: è ancora il Guardian a raccontare che nel progetto di sorveglianza globale è incluso anche il governo del Regno Unito, attraverso l’agenzia di intelligence GCHQ (Government Communications Headquarters). Che, fra l’altro, ha intercettato comunicazioni fra i politici stranieri al G20 di Londra nel 2009.

20 giugno 2013: ancora il Guardian. Questa volta vengono pubblicati due documenti segreti firmati dal generale Eric Holder, che spiegano le regole con cui la NSA opera in caso di indagini estere o statunitensi.

21 giugno 2013: altri dettagli su Tempora, il programma della GCHQ per monitorare dati di fibra ottica.

23 giugno 2013: il South China Morning Post riporta altre rivelazioni di Snowden. La NSA avrebbe hackerato le compagnie telefoniche cinesi, l’università di Pechino, Pacenet (oeratore di fibra ottica asiatico).

25 giugno 2013: il piano “b” di Snowden. Glenn Greenwald, il giornalista che ha pubblicato la maggior parte delle sue rivelazioni, spiega che la “talpa” ha diffuso in giro per il mondo file con documenti segreti della NSA, che verranno diffusi pubbblicamente qualora dovesse accadergli qualcosa. Una specie di assicurazione sulla vita, casomai andasse male il rifugio in Ecuador.

29 giugno 2013: Der Spiegel scrive che gli USA hanno spiato anche diplomatici dell’Unione Europea. Martin Schulz chiede spiegazioni, furente. Ma in serata arrivano nuove rivelazioni. Questa volta, di un ex luogotenente della marina U.S., ex collaboratore della NSA: altri 6 paesi europei, fra cui l’Italia (gli altri sono: Spagna, Germania, Francia, Danimarca e Paesi Bassi), collaboravano con gli U.S.A. nel programma di controllo globale delle comunicazioni.

 

22 Ott 2013

Prelievo forzoso

E’ successo a Cipro a marzo, attraverso un diktat della Troika imposto per evitare che l’isola precipitasse nel default. Stiamo parlando del Prelievo forzoso sui conti correnti bancari.

L’UE ha precisato agli Stati membri che il “modello Cipro” non avrebbe creato alcun precedente, contestualizzando la scelta di prelevare dai depositi sopra i 100.000 euro una percentuale di circa il 38% esclusivamente a questa situazione.

Invece pare che l’idea del prelievo forzoso potrebbe diventare una norma da applicare a tutti i conti correnti dei 15 Paesi dell’area Euro.

La decisione

arriverebbe direttamente da un report del Fondo Monetario Internazionale dal titolo “Monitor delle finanze pubbliche“:  “Per porre rimedio all’esperimento fallimentare della moneta unica – scrive il Wall Street Journal – il Fondo Monetario Internazionale ha aperto alla possibilità che le autorità europee impongano un prelievo forzoso del 10% sui conti correnti di 15 paesi dell’area euro. Tanto ci vorrebbe, secondo i calcoli degli economisti, per riportare il debito sovrano del blocco ai livelli pre crisi“.

Una decisione passata inosservata, riportata però da alcuni quotidiani, tra cui il greco Imerisia, che vede nel provvedimento una manovra suicida per tutti gli Stati europei interessati, oltre a provocare una fuga di capitali dalle banche europee.

Il quotidiano statunitense

Il concetto è semplice – ribadisce il quotidiano statunitense – piuttosto che appesantire il carico fiscale delle imprese e far scendere ancora di più le buste paga, perché non andare a toccare i capitali dormienti“?. In questo modo, attraverso il prelievo del 10% su tutti i conti correnti, sarebbero ancora una volta i cittadini a pagare la crisi del debito sovrano provocata da politiche monetarie europee sbagliate.

FMI

Poco importa al FMI di inasprire ancora di più i rapporti con Bruxelles e Bce, andando ad innescare nuove e violente rivolte sociali in tutta Europa. Anzi, consapevole “che le misure drastiche non hanno avuto i risultati attesi e che non hanno portato ad una riduzione del debito pubblico“, (come si legge nel rapporto) provocando una fuga di capitali all’estero e un’elevata inflazione per via del ritardo nell’attuazione delle stesse misure, il prelievo forzoso diventa la misura necessaria per “riportare il livello del debito pubblico a livelli pre-crisi“. Come? Attraverso “un tasso di prelievo alto (10%) dei risparmi netti positivi dei nuclei familiari di 15 paesi della zona euro“.

Il report del Fondo

La missione è difficile, ma non impossibile, conclude il report del Fondo, perciò fa appello all’Unione e alla Bce di prendere in considerazione l’idea che messa a confronto “con i rischi e le alternative per ridurre il debito pubblico“, come ad esempio una moratoria delle passività o l’inflazione, “è anche una sorta di tassa sul patrimonio“.

Una proposta inquietante,

che però per molti potrebbe essere fattibile, come afferma l’economista belga Etienne de Callatay che la considera sì “perturbante, persino scioccante e scandalosa“, ma non nega di vederla come “una alternativa alle altre misure profetizzate per uscire dalla crisi, come il ricorso all’inflazione“.

08 Ott 2013

Da quando la crisi economica ha colpito duramente il mondo euro-americano, le pagine di economia, sia sul web che su quotidiani, sono passate dall’essere pagine da saltare a piè pari prima dello sport a diventare improvvisamente interessanti.

Ma, come spesso accade quando non si comprende una materia complessa, si cerca un bandolo della matassa, una ragione suprema, un principio primo che spieghi tutto, che renda la realtà leggibile come un libro di poche pagine. E la chiave di volta di tutto questo sistema maligno, che arricchisce pochi banchieri e impoverisce il resto del mondo, eccola qua: si chiama signoraggio. Ma il signoraggio non è come le scie chimiche, il signoraggio è una qualcosa che esiste.

Innanzitutto il significato. In economia, per usare la definizione del premio Nobel e editorialista del New York Times Paul Krugman,

«è il flusso di risorse reali che un governo guadagna quando stampa moneta che spende in beni e servizi».

Una tassa che si paga quando si usa il denaro. Secondo la Banca d’Italia invece:

Per signoraggio viene comunemente inteso l’insieme dei redditi derivanti dall’emissione di moneta. Per le banche centrali, il reddito da signoraggio può essere definito come il flusso di interessi generato dalle attività detenute in contropartita delle banconote (o, più generalmente, della base monetaria) in circolazione. Per l’Eurosistema, questo reddito è incluso nella definizione di “reddito monetario”, che, secondo l’articolo 32.1 dello statuto del Sistema europeo di banche centrali (SEBC) e della Banca centrale europea (BCE), è “Il reddito ottenuto dalle banche centrali nazionali nell’esercizio delle funzioni di politica monetaria del SEBC”.

Questo termine nasce per definire il diritto del signore feudale a coniare moneta e a trattenere un poco del metallo prezioso usato per coniarlo. Insomma, una garanzia ulteriore sul già intrinseco valore del denaro. C’era una (sia pur impercettibile) differenza tra il valore nominale delle monete e quello reale del metallo con il quale erano coniate. Il valore veniva trattenuto dal governo e veniva usato per la spesa pubblica. Il primo regnante ad usarlo in modo netto fu l’imperatore romano Settimio Severo: metà del metallo prezioso viene tolta alle monete, ma il loro valore nominale rimane tale. Il signoraggio continuò anche per tutto il Medioevo e l’epoca moderna, quando gli Stati continuarono a esercitare il diritto di signoraggio anche usando la monetazione in argento o in rame.

Con la Conferenza di Bretton Woods nel 1944, si cerca di stabilizzare la situazione internazionale usando il dollaro agganciato all’oro come riferimento di tutte le altre valute. Questo sistema viene abbandonato dal presidente Usa Richard Nixon durante la guerra del Vietnam, nel 1971, in favore dell’attuale sistema della Fiat Currency, che di fatto non è agganciata ad alcun valore reale. E allora, che uso di fa del signoraggio, nello stato attuale? Si usa, e l’Italia lo usò molto negli anni Settanta, quando ci fu molto bisogno di far fronte a una spesa pubblica in crescita e una crescente infedeltà fiscale. E anche la Germania di Weimar, tra il 1921 e il 1923 ne abusò, innescando una spirale iperinflattiva che rese carta straccia le banconote. Fin qui cos’è il signoraggio nella teoria economica.

Ma cosa pensano invece i “complottisti”? C’è una data che per loro è decisiva: 27 luglio 1694, anno della fondazione della Banca d’Inghilterra, prima Banca Centrale al mondo, che per la prima volta crea il debito pubblico e fa perdere allo stato la propria “sovranità monetaria”, a tutto vantaggio dei banchieri contro lo Stato e i cittadini.

Ci sono almeno quattro gravi imprecisioni in questa asserzione.

  • Primo, La banca centrale più antica del mondo, intanto, è la Sverige Riksbank, la Banca Centrale svedese, fondata il 17 settembre 1668.

  • Secondo, anche il Banco di San Giorgio di Genova, fondato nel 1407, già svolgeva funzioni da Banca Centrale, pur essendo molto diversa come struttura, e, per quanto i teorici del complotto sostengano fosse pubblica, i capitali che la componevano erano in larga parte privati e gli azionisti ricevevano una rendita del 7% sui loro depositi. In più a volte la Banca svolgeva vere e proprie funzioni di governo nelle colonie genovesi, come in Corsica e in Crimea, molto più di qualsiasi altra banca centrale.

  • Terzo, il debito pubblico c’era già prima. Solo che si chiamava debito della Corona. Il processo di costituzione della Banca avviene anche in un periodo in cui le prerogative reali stavano per essere devolute al Parlamento, quindi normale che anche quelle di natura economica subissero analogo destino.

  • Quarto, le casse dello Stato, che prima di allora si rivolgevano agli orefici e ai finanziatori privati, si rafforzarono notevolmente tanto che l’Inghilterra potè cominciare proprio in quel periodo a diventare una potenza globale.

Non basta: nel 1946 la Bank of England viene nazionalizzata dal governo laburista di Clement Attlee. Quindi, assumendo che la teoria sia vera, prima del 1998, quando la banca ricevette da un altro laburista di nuovo la sua indipendenza, sia pur rimanendo di proprietà integralmente pubblica, l’Inghilterra è stata liberata dal signoraggio per ben 52 anni.

Ci sono però, anche per i signoraggisti, delle banche o istituzioni cosiddette “buone”. Eccole.

  • Parlamento di Guernsey. Guernsey, così come le altre dipendenze della corona britannica, emette moneta attraverso il proprio parlamento locale. Per i signoraggisti, questa è la prova dell’esistenza della moneta sovrana e di come questa tenga i bilanci a posto senza bisogno di debito o di tassazione. E senza nemmeno il pericolo iperinflattivo.

  • In realtà il tasso di cambio della sterlina di Guernsey è collegato 1 a 1 alla sterlina britannica.

  • Banca del North Dakota. Il piccolo stato del Midwest americano sembra non aver sofferto per niente sin dai tempi della crisi dei mutui subprime. Una bassissima disoccupazione (3,1% nel 2012) e un reddito medio pro capite che dal 2006 al 2012 è cresciuto da 33.034 dollari agli attuali 51.893. Per merito di che cosa? Ovviamente del fatto che la Banca del North Dakota è, unica in tutto il paese, completamente di proprietà statale. E che quindi rimane fuori dal sistema della Federal Reserve.

  • È vero che la Banca è di proprietà statale al 100% ma non è vero che è fuori dal sistema della Federal Reserve, visto che fa parte del nono distretto, quello della Federal Reserve di Minneapolis. E gran parte del boom economico che sta attraversando lo stato è merito dell’incremento dell’estrazione petrolifera, visto che il North Dakota è diventato il secondo stato maggior produttore di petrolio degli Stati Uniti. Con questo senza nulla togliere al buon funzionamento della banca, che funge sia da banca centrale che da banca commerciale.

  • Banca Centrale di Siria. Per i signoraggisti questa banca forse non esiste nemmeno, dato che indicano tra le principali ragioni di un attacco americano, l’assenza di una banca centrale “privata e dominata dai Rothschild”.

  • Tralasciando la sparata antisemita, la banca centrale esiste eccome: fondata nel 1963, dal 2005 a oggi ha un governatore, Adib Mayaleh, che nei primi anni del suo mandato ha portato avanti di concerto con il governo di Assad un programma di liberalizzazione dell’economia e del sistema bancario tanto da ricevere il plauso del Fondo Monetario Internazionale. Un po’ strano, per essere una banca che lotta contro un sistema mondiale di poteri forti. Solo recentemente, e a causa sia delle sanzioni che degli eventi bellici, che la Siria è tornata a un sistema economico pianificato.

Quando nel 2002 il ministro dell’Economia italiano Giulio Tremonti propose all’allora governatore della Bce Wim Duisenberg di stampare banconote da 1 e 2 euro, quest’ultimo gli rispose indirettamente durante una conferenza stampa (per meglio comprendere, sappiate che i diritti di signoraggio per le banconote in euro vengono riscosse dalla Bce, quelli delle monete dalla Banca d’Italia): «Non abbiamo progetti di introdurre banconote da 1 o 2 euro, ma ne abbiamo sentito parlare. Naturalmente, ne abbiamo discusso. Stiamo valutando le implicazioni di introdurre tali banconote. In linea di principio non abbiamo niente contro questo progetto, ma stiamo valutando le implicazioni e spero che il signor Tremonti si renda conto che se tale banconota dovesse essere introdotta, egli perderebbe il diritto di signoraggio che si accompagna ad essa. Dunque se egli, come Ministro dell’Economia, ne sarebbe contento non lo so». Qualcuno già allora sarà stato contento che un ministro della Repubblica volesse rinunciare in modo così pacifico e contro così tanti poteri forti al signoraggio.

24 Ago 2013

Che pena transitare una sera davanti al Sacrario Militare dei Caduti d’Oltre Mare e vederlo completamente al buio, così come la torre della Provincia di Bari non più illuminata dal tricolore di cui qualcuno sembra vergognarsi.

Bari sembra aver perso la memoria ed i suoi amministratori che ancora una volta manifestano la propria insensibilità, sicuramente ignoreranno  il triste inconveniente perché sono sempre li sul palazzo comunale ad “amministrare” una città il cui degrado è sotto gli occhi di tutti.

Perché il Sacrario è al buio? Qualcuno dice che non ci sono più fondi mentre a pochi metri il nuovo palazzo della Regione è illuminato notte e giorno in omaggio allo spreco.Sono stati portati via altri cimeli di guerra e quello che è più importante è il fatto che molte famiglie hanno preferito portare via i resti dei propri congiunti nella maniera più rozza possibile. Parliamo di soldati morti in guerra nell’alto adempimento del loro dovere. La torre della Provincia di Bari privata della illuminazione con i colori della nostra bandiera, forse in seguito a pressioni politiche, è un mausoleo di guerra ed affidiamo alla ignoranza di quanti non sanno che sulla parte più alta ci sono dieci campane, otto delle quali portano inciso il cognome di un decorato di medaglia d’Oro al valore militare, e sono tutti della provincia di Bari. La campana più grande è dedicata al milite ignoto, e furono inaugurate dal Re Vittorio Emanuele terzo.

Quanti baresi avranno mai avuto la possibilità di visitare la torre, quindi riteniamo opportuno che la gente sappia, e decidano i baresi, nel bene o nel male se sia opportuno che il tricolore debba essere riacceso o se è più giusto che venga spento.

Le immagini di un video realizzate dalla torre della provincia, tutta da visitare, saranno disponibili tramite il nostro quotidiano on line.

19 Lug 2013

La Commissione europea ha ricordato all’Italia che “a partire dal 2015 il trattato denominato Fiscal Compact entrerà in vigore, e quindi da quel momento e per i successivi 20 (venti!) anni l’Italia dovrà tagliare la spesa pubblica di 45 miliardi di euro ogni 12 mesi, in modo da riportare alla soglia del 60% il rapporto debito-pil”.
L’attuale governo guidato da Enrico Letta non riesce a trovare neppure il modo per tagliare 4 miliardi di euro della spesa pubblica per cancellare l’IMU e altri 4 miliardi per bloccare l’aumento dell’IVA.
La domanda nasce spontanea, come potrà – il prossimo governo – tagliare di 10 volte tanto la spesa statale OGNI ANNO PER 20 ANNI?
Vediamo come si potrebbe fare, ammesso, che un prossimo governo davvero intenderà provarci.
Ridurre di 900 miliardi di euro la spesa pubblica italiana di oggi equivalenti a 45 miliardi l’anno per 20 anni significherebbe:
ridurre del 50% le pensioni
licenziare almeno 2.000.000 di impiegati pubblici tra scuola, sanità, forze dell’ordine, e impiegati comunali e regionali.
cancellare ogni forma di assistenza sociale
ridurre di non meno del 40% tutti gli stipendi del settore pubblico.
In questo modo in 20 anni si ridurrebbe di 450 miliardi di euro la spesa dello Stato.
E gli altri 450 per arrivare ai suddetti 900 miliardi?
Semplice, andrà “rastrellata” dai risparmi dei cittadini in tasse sui patrimoni, incluso il conto alla Posta da 1000 (mille) euro.
Alla fine non serve un esperto economista per capire che tutto ciò porterebbe l’Italia a superare la di gran lunga Grecia quanto a devastazione. E giusto per ricordarlo, la devastazione è sorella della violenza, e sappiamo benissimo tutti che la violenza di massa si chiama GUERRA.
Tutto questo dovrebbe iniziare esattamente tra un anno e cinque mesi a partire da adesso ma, naturalmente, ci auguriamo che fino ad allora qualcosa possa cambiare.

06 Lug 2013

Troviamo davvero degno di nota l’articolo pubblicato da  Massimo Martinelli per “Il Messaggero” e riteniamo dover evidenziare, quindi informare, quanti non avessero ancora appreso del cosiddetto “AFFARE CAVA DI MASOcome lo chiamano gli investigatori che hanno messo insieme le operazioni immobiliari dei fratelli Degennaro degli ultimi anni.

Ci sembra appena il caso spiegare cos’è la “CAVA DI MASO”: è un cratere rettangolare e profondo scavato nel calcare di Bari, al centro del quartiere S.Rita. Riqualificata in tempi non troppo lontani, la cava ha funzionato come parco urbano fino al 23/10/2005, giorno in cui l’ultima grande alluvione nella storia della città ha colpito Bari. Quel giorno le acque del torrente Picone, in piena per delle precipitazioni di intensità straordinaria, riempirono letteralmente la cava, allagandola gradualmente e ricoprendo definitivamente con il fango i campetti da calcio, gli spogliatoi, il palco e tutte le altre strutture sul fondo della cava ricordando così che Bari è una città ad alto rischio idrogeologico. Il Torrente Picone è una delle tipiche “Lame” del versante orientale delle Murge, solchi torrentizi di origine carsica che dal gradone murgiano sfociano verso l’adriatico. Nelle lame, solitamente asciutte, scorre acqua solo in corrispondenza di eventi piovosi molto abbondanti. La Cava di Maso è posizionata in prossimità dell’alveo del torrente Picone, questo è il motivo per cui nel 2005 si è allagata. Le acque di piena di questo torrente infatti, giunte in territorio barese, lambiscono l’abitato di Carbonara (nei pressi in cui si trova la cava), per poi essere deviate da un canale collettore (costruito dopo la grande alluvione del 1926) e sfociare in mare in corrispondenza del quartiere San Girolamo.

Alla fine, nel giardino costruito dai fratelli Degennaro – scrive Martinelli – venne fuori una pozzanghera con l’acqua alta trenta metri. E intorno c’erano i palazzi di cittadini terrorizzati che quel piccolo lago provocasse una frana e anche il crollo delle loro case. Gli abitanti dei palazzi circostanti non videro più un parco quaranta metri più in basso. Ma un lago nel quale avrebbero potuto anche tuffarsi dal balcone: trenta metri d’acqua che si stava infiltrando nella parete di calcare sotto le loro abitazioni.

E’ per poter costruire opere del genere – continua Martinelli – che i Degennaro avevano voluto appoggiare il sindaco Michele Emiliano al comune di Bari. E sempre per questo motivo gli esperti dello stesso primo cittadino si mettevano le mani nei capelli.

Sulla CAVA DI MASO sono da tempo previsti lavori di bonifica e si discute sull’eventuale riempimento per trasformarla in parco pubblico da passeggio o destinato ad ospitare strutture sportive.

I lavori sarebbero dovuti terminare nel 2008, ma i successivi avvenimenti hanno progressivamente spostato la data in avanti.

Quanto tempo ci vorrà ancora per mettere la parola fine alla vicenda? Ma soprattutto, sarà necessario discutere del futuro della Cava, per evitare che resti soltanto un cratere in mezzo ai palazzi.

01 Lug 2013

Venerdì 28 Giugno 2013 dalle ore 21 nella Zona Industriale di Bari nelle vicinanze della Metro, Amgas, ex Carrefour (Viale Don Biagio Accolti Gil, 24)  si è svolto [Ri]Party una iniziativa di dell’Associazione Officine culturali WeCityLab.

Nel vuoto della zona industriale una comunità di creativi e un gruppo di imprese responsabili stanchi di aspettare il futuro e di delegare il cambiamento, si incontrano, si raccontano, fanno festa, condividono e sfidano la crisi. Idee, progetti e auto-produzioni in un format 100% open. Il futuro è di chi lo fa! Facciamolo insieme al [Ri]Party.

Una rete sociale in uno spazio reale e non più solo virtuale, organizzata da una comunità di creativi e da un gruppo di imprese responsabili, in una vecchia fabbrica di indumenti da lavoro degli anni ’70.

Il [Ri]Party è un’occasione per imparare, divertirsi, bere, mangiare e acquistare direttamente dai produttori locali idee e oggetti di design, con l’obiettivo di inventare e sostenere un’ecosistema creativo urbano, capace di rilanciare la sfida di un futuro possibile.

Per la tanta voglia di mettere in atto il proprio talento e spirito della condivisione, della “follia e fame del nuovo”, il gruppo “The Igors”, composto da Claudio De Pascale, Davide Penta e Guido Vincenti, si è esibito in concerto, e alle 24 e a seguire la musica elettronica “Arpino set”, a cura di Vito Arpino.

Il [Ri]Party è stata un’edizione sperimentale, desiderosa di diventare un appuntamento continuativo per la città e di riuscire nel tempo a creare una comunità attiva di persone che non aspettano il futuro ma lo fanno.

24 Giu 2013

Si Sono Tenuti Venerdì 21, Sabato 22 e Domenica 23 Giugno 2013 respectively a Bari, Lecce e Villa Castelli (provincia di Brindisi) I Tre concerti dell’Orchestra Sinfonica del Conservatorio “T. Schipa “di Lecce composto da 70 Elementi e il coro ARCoPu, formato da 240 coristi provenienti dall’intero territorio regionale pugliese ed ENTRAMBI Diretti dal M ° Giovanni Pellegrini, i Quali Hanno eseguito i Carmina Burana di Carl Orff.

Tre Serate Musicali Aperte al Pubblico Gratuitamente Che rientrano nel Grande Progetto “Un Gran Voce”, nato Dalla Collaborazione di ARCoPu Associazione Regionale Cori Pugliesi, il Conservatorio “T. Schipa “di Lecce, il Coro Harmonia dell’Ateneo barese, la Regione Puglia, la Provincia di Lecce, il Comune di Villa Castelli, l’Università degli Studi di Bari e la Banca Carime e finalizzato alla Diffusione della cultura musicale tramite l’unione della coralità pugliese, ribadendo “una voce gran” che l’unione fa la forza e l’ideale della cultura va difeso e Condiviso.

Dopo Il concerto ABBIAMO intervistato il Rettore dell’Università di Bari, Corrado Petrocelli, e il Presidente dell’ARCoPu Associazione Regionale Cori Pugliesi, Pierfranco Semeraro.

“Un Gran Voce” desideriamo complimentarci, vieni ha Già Fatto il Rettore Petrocelli, per il nobile Scopo di diffondere la cultura musicale di qualità!