09 Nov 2016

I numeri dell’edizione 2016: 2 giorni, 10 sale tematiche e un totale 60 interventi. L’evento pensato per i professionisti del Social Media Marketing sbarca al Palacongressi di Rimini, nella ‘casa’ del Web Marketing Festival

 Rimini, 3 e 4 novembre prossimi.

Queste le coordinate della quarta edizione di Social Media Strategies, evento formativo rivolto ai professionisti nel settore del Social Media Marketing e parte del tour formativo di Search On Media Group, che annovera al suo interno il prestigioso Web Marketing Festival.

Novità e numeri interessanti

E proprio dal Palacongressi di Rimini, la sede che ha accolto gli oltre 4mila partecipanti dell’edizione 2016 del Festival, che Social Media Strategies riparte, a un anno dall’ultimo appuntamento. La prima edizione romagnola dell’evento porterà con sé novità e numeri interessanti, dando vita ad un programma formativo di prim’ordine: la giornata inaugurale, quella del 3 novembre, vedrà le lezioni svilupparsi in 5 sale tematiche, poi altre 5 il giorno seguente. Tra i temi trattati, occhi puntati su Facebook, Twitter, Instagram, YouTube, LinkedIn, Snapchat, Advertising orientato Social Media, ma anche Telegram, Pinterest e approfondimenti dedicati al Social Video Marketing.

Il programma

Il programma spazierà tra interventi di natura operativa e speech che offriranno una visione maggiormente strategica e aziendale, rendendo Social Media Strategies un evento a 360°, rivolto a tutte le figure operanti nel settore del Digital Marketing.

Area espositiva

Prevista, inoltre, la presenza di un’area espositiva dedicata agli operatori del settore, grazie alla quale incoraggiare ulteriormente momenti di networking e confronto.

Formazione personalizzabile

Al centro della proposta ideata per Social Media Strategies e per tutti gli altri eventi realizzati da Search On Media Group, una formazione totalmente personalizzabile dai partecipanti – privati e aziende -, grazie alla quale costruire il proprio percorso di crescita professionale.

Ulteriori informazioni

L’appuntamento è al Palacongressi di Rimini, i prossimi 3 e 4 novembre: i posti sono limitati. Tutte le informazioni per l’iscrizione e i dettagli relativi al programma sono consultabili sul sito www.social-media-strategies.it. L’hashtag ufficiale dell’evento è #SMStrategies.

09 Nov 2016

L’evento Email Marketing Academy arriva per la prima volta a Bari il 26 ottobre 2016.

Piccole, medie e grandi imprese locali e aziende di Ecommerce avranno la possibilità di prendere parte ad un’intera giornata formativa dedicata ai trucchi e le best practice per realizzare una strategia di Email Marketing vincente.

Organizzato

da UPtimization, prima agenzia certificata Google Partner a Bari, l’evento prevede la partecipazione esclusiva di MailUp. Parleranno delle buone pratiche di comunicazione e daranno spunti e consigli per utilizzare il direct marketing al servizio dei propri obiettivi di business: aumentare le vendite online, fidelizzare i clienti attuali e acquisirne di nuovi, generare nuovi leads e raccontare il proprio Brand per aumentarne la riconoscibilità.

Networking

Suddiviso in più interventi ed alternato a momenti di networking tra partecipanti e relatori, l’evento si svilupperà durante l’intera giornata di mercoledì 26 ottobre e permetterà di acquisire una conoscenza di base del potenziale dell’Email Marketing, entrare in contatto con i professionisti del settore ed ottenere agevolazioni esclusive per l’utilizzo della piattaforma di MailUp.

Non solo teoria:

oltre alla presentazione di Casi di Successo recenti, con Email Check-UP analizzeranno in tempo reale le comunicazioni email o di e-commerce delle aziende presenti alle evento per offrire spunti e suggerimenti utili per renderle efficaci e performanti… affinché il proprio messaggio non sia più uno fra i tanti.

Quota di partecipazione

La quota di partecipazione è di 25€ ma, per i lettori MailUp il biglietto costa 15€. Per usufruire dello sconto dedicato ai lettori bisognerà utilizzare il seguente codice “UPMAIL2016”.

29 Set 2016

Dal 21 al 23 settembre il primo Euro-Mediterranean Coinnovation Festival

Tre giorni dedicati a futuro e innovazione, immersi in una cornice da favola. Questo e molto altro è #HEROES, meet in Maratea, dal 21 al 23 settembre nella suggestiva cittadina lucana.

La Perla del Tirreno si prepara ad accogliere oltre 300 innovatori dall’Italia e dal Mondo, per dar vita al primo Euro-Mediterranean Coinnovation Festival. Più di 130 gli ospiti già confermati, per un programma di oltre 60 iniziative dislocate in punti strategici dell’area urbana e delle zone limitrofe. Punto cardine dell’evento, l’Arena Centrale, allestita presso il Parco di Villa Tarantini in Piazza Europa.

Obiettivo dell’iniziativa, raccogliere i più ispirati eroi del nostro tempo, e fornire un’occasione di approfondimento, co-progettazione, formazione e networking. Leader d’impresa, business angels e investitori, intellettuali, creativi, policy makers e startup, insieme per fornire una risposta concreta alle principali sfide economiche e sociali del giorno d’oggi.

In calendario incontri tematici, laboratori, workshop, pitch competition, performance e musica. Un racconto sull’innovazione dal carattere internazionale che, tra i tanti, coinvolgerà personalità quali Ashlin Burton, international business leader; Chiara Montanari, prima italiana a capo di una spedizione in Antartide; Gillian Ferrabee, protagonista del successo del Cirque Du Soleil con il suo Creative Lab; Neil Harbisson, primo uomo cyborg in grado di ascoltare i colori; Nicola Palmarini, uomo chiave dei laboratori IBM al MIT di Boston; Yannick Kwik, alla guida delle celebri FuckUp Nights,

Molte le iniziative speciali, indirizzate a favorire momenti di incontro tra  il mondo industriale, le istituzioni, l’università e i nuovi luoghi dell’innovazione.

Heroes Prize Competition, sfida tra eroi

Luce sulle startup più innovative e sostenibili grazie all’Heroes Prize Competition. 195 i progetti pervenuti dopo il lancio della call. Le migliori avranno la possibilità di presentare la propria idea a Maratea nel corso di sessioni di Pitch aperte a tutti, e rientrare così tra le prime 5. Queste ultime avranno il privilegio di essere ospitati da una famiglia marateota per un pranzo molto particolare, in cui convincere i componenti  della bontà della propria idea. La migliore, selezionata con il supporto di una giuria specializzata, si aggiudicherà il premio finale.

Coinnovation Lab, tavoli tematici di discussione

 In linea con i grandi temi posti anche a livello europeo dall’Entrepreneurship 2020 Action Plan, l’evento ospiterà quattro tavoli di discussione su: energia e ambiente, agricoltura e alimentazione, educazione e innovazione, cultura e turismo. I Coinnovation Lab coinvolgeranno studenti, ricercatori e innovatori selezionati per interesse e formazione. Obiettivo dell’iniziativa, realizzare proposte concrete da realizzare in collaborazione con istituzioni europee, università, investitori e imprese. I laboratori saranno guidati da Paolo Di Cesare, co-founder Nativa; Alessandro Pirani, co-founder Future Food Insitute; Christian Rinaldi, co-founder iSud; Antonio Scuderi, fondatore e CEO Capitale Cultura.

Young Heroes, allenarsi per il futuro 

Combattere la disoccupazione giovanile in Italia attraverso l’orientamento scolastico e l’alternanza scuola e lavoro. Per fare in modo che le scelte professionali corrispondano alle proprie attitudini e alle richieste del mercato. E’ l’obiettivo del progetto Young Heroes, allenarsi per il futuro, promosso dal Gruppo Bosch in collaborazione con Randstad. Un’occasione preziosa per chi vuole testare direttamente sul campo le proprie capacità, e procedere a passo svelto verso il mondo del lavoro.

Fun & Entertainment

Non solo business a Maratea. HEROESfest è il programma parallelo di eventi culturali e musicali che animerà Maratea per i tre giorni dell’evento. Tra gli altri, il concerto di Francesco Taskayali, compositore e pianista, e quello dei JoyCut, band bolognese reduce da un tour mondiale. Poi, ancora, il reading – concerto Mythos ideato da Camillo Marcello Ciorciaro e dedicato all’epica di Omero. E per finire aperitivi, gite in barca e relax in spiaggia, con attività pensate e realizzate in collaborazione con Sharewood, prima piattaforma peer-to-peer in Europa specializzata sull’attrezzatura sportiva. 50 le bici elettriche disponibili a noleggio per gli ospiti della manifestazione.

L’Iniziativa è promossa dall’associazione A Mezzogiorno, in collaborazione con Scai Comunicazione srl, Osservatorio di Ricerca 20 – Entrepreneurship Education dell’Università di Roma Tre, Università della Basilicata, UNIMED – Unione delle Università del Mediterraneo, CNR Imaa, Prioritalia, Camera di Commercio di Potenza, Fondazione HomoExMachina, Atomica, TIM e Teamleader.banner_heroes

24 Giu 2016

Il Festival Internazionale per il Business 2016 (IFB2016) quest’anno sarà il più grande evento a livello mondiale per il business. Partecipano più di 30.000 delegati provenienti dal Regno Unito e 100 paesi in tutto il mondo, sarà un mercato vivace per effettuare connessioni tra imprese di tutto il mondo, è la più grande occasione per fare business, innovare e cambiare in un mondo che non si ferma mai.

la partecipazione al IFB2016 è completamente libera, con eventi gratuiti e consulenza gratuita di esperti. Tutto quello che bisogna fare è unirsi al Festival Internazionale di Business Club gratuitamente e si potrà avere accesso al più grande festival di quest’anno nel suo genere.

Ci saranno tre settimane a tema di eventi che si svolgeranno a Liverpool dal 13 giugno-1 luglio, :

Settimana 1 – Produzione
Settimana 2 – Energia e Ambiente
Settimana 3 – creativa e digitale

Ogni settimana sarà ricco di attività ad alta qualità:

Appuntamenti gratuiti one-to-one con i fornitori, compratori e investitori, attraverso “Incontra il tuo futuro Deal”, export e opportunità di investimento, una gamma di consulenza gratuita di esperti, attraverso “Meet the Specialist Advisor”, seminari di lavoro, eventi di fama mondiale, come TEDx, ACCELERATE 2016 e il Horasis globale Meeting, business networking su larga scala,
prospettive impegnative da parte dei leader nei settori del commercio, innovazione, tecnologia, sport, impresa e cultura sociale, attraverso gli altoparlanti Blue Skies e gli eventi e Meet the Expert.
La partecipazione al IFB2016 è totalmente libera. Tutto quello che dovete fare è registrarsi gratuitamente al Festival Internazionale di Business Club.

30 Mag 2016

Il più importante evento B2B dedicato a social media marketing e digital communication nel nostro Paese

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«La maggior parte delle aziende, soprattutto in Italia, continua a vedere i social network come qualcosa che bisogna avere, ma troppo spesso non li includono in un piano di comunicazione strategica integrata – spiega Andrea Albanese, Social Media Marketing & Digital Communication Advisor, fondatore e organizzatore di #SMMdayIT – Se Facebook fosse una nazione sarebbe ormai la più popolosa al mondo, con quasi 1 miliardo e 700 milioni di utenti attivi. E non è “solo” Facebook: è una galassia che comprende Whatsapp e Messenger, due potentissimi sistemi di messaggistica con cui è possibile fare customer care, inviare articoli di giornale, fare telefonate praticamente gratuite. È fondamentale che le aziende ne comprendano il potenziale».
Proprio per colmare questo gap viene organizzato il prossimo 22 giugno, nella sede de IlSole24Ore a Milano (Auditorium Renzo Piano e Sala Collina), la quarta edizione del “Social Media Marketing Day Italia” #SMMdayIT, che dal 2013 si posiziona come evento di riferimento esclusivamente B2B sui temi del social media marketing e della digital communication nel nostro Paese.
“Social Media Marketing Day Italia” #SMMdayIT 2016, che vede come media partner il nostro gruppo editoriale Dmedia Group, vuole essere non soltanto motore di sensibilizzazione sulla centralità e strategicità dei social media nell’era della reputazione e delle conversazioni senza confini, ma intende creare luoghi d’incontro fisici nei quali i professionisti possano confrontarsi, conoscersi, fare network, creare community. In un mondo iperconnesso, nel quale gli smartphone sono considerati estensione delle persone e espressione delle loro personalità, il team di Andrea Albanese ha riproposto il luogo fisico per rafforzare le relazioni digitali.
Il secondo grande elemento strategico su cui #SMMdayIT vuole puntare è la necessità di creare un legame forte di collaborazione e scambio fra mondo della formazione e mondo del business, essenziale per avere sempre più professionisti consapevoli e preparati ad affrontare un mondo in rapida e continua evoluzione. Per questo si conferma la partnership con lo IUSVE, oltre alla consolidata collaborazione con la Business School de IlSole24Ore e i Master in Digital Strategy e Digital Communication.
Il format della giornata, dalle 9 alle 20, conferma la presenza di 16 speaker, con 16 interventi verticali da 30 minuti ciascuno, tutto in una sessione plenaria, per spiegare tecniche, condividere progetti, esperienze, competenze e cultura sui Social Media e sul Digital nel mondo Business e PA in Italia. Una giornata intensa, fatta da aziende per le aziende, in un mondo connesso, senza più confini.
Qui il link per iscriversi, con programma e possibilità di accredito stampa:http://smmdayit2016.eventbrite.it/

24 Feb 2014

Immaginate una società in piccolo. Diciamo un paesino composto da un centinaio di abitanti nel quale ognuno abbia un ruolo diverso, ovvero sappia fare qualcosa che gli altri non sanno fare. Ci sarà quindi il calzolaio, il barbiere, il ristoratore, il muratore, il falegname ecc…Un modellino di società standard in scala ridotta. Immaginate ora che il denaro totale posseduto da questa piccola società ammonti a…diciamo… a 100.000 euro. Ogni abitante possiederà in media 1.000 euro in banconote di vario taglio. Immaginiamo che la cultura dominante di questa società sia il risparmio a tutti i costi. Se ognuno di loro si tenesse il denaro stretto stretto, senza spenderlo, la società sarebbe destinata a cadere nella miseria più totale nel giro di pochi giorni. Zero scambi commerciali = morte sicura del nostro simpatico paesino di montagna in tempi brevissimi. La cultura dominante, affinché la società prosperi, deve essere quella dello scambio commerciale continuo, della vivacità di mercato costante. Avremo così il calzolaio che paga 100 euro il falegname per sistemare una porta; il falegname pagherà 30 Euro al ristoratore per il pranzo; il ristoratore pagherà 15 Euro il barbiere per i capelli, il quale pagherà 60 Euro il sarto per la camicia nuova ecc…Il denaro è sempre quello, ma per il solo fatto di passare di mano in mano quella società è destinata a migliorare il proprio benessere materiale all’infinito.
La società dei consumi si basa su questo semplice principio.


Immaginiamo che questa società sia governata da un capo saggio, buono e che lavori per il bene di tutti: lo so che è difficile da credere ma proviamo a fare questo sforzo di immaginazione (in una favola ci 
può  stare…)! Tale capo deciderà saggiamente quante banconote stampare (in base alla quantità delle merci in circolazione, al comportamento del mercato, all’aumento demografico, agli scopi comuni ecc…) ed in che maniera distribuirle; per esempio sotto forma di compenso per lavori di pubblica utilità. Il costo di produzione di tali banconote sarebbe irrisorio: carta + inchiostri + manodopera. Potrebbe ordinare al tipografo del paese di stampare il denaro, ricompensandolo con la giusta dose di banconote da lui stesso stampate, e a fine stampa potrebbe prendere i cliché e portarli al sicuro affinché nessuno ne abusi. Semplice no?

Tutto troppo bello perché sia vero…

Immaginiamo invece che il capo di questo villaggio sia un tipo disonesto, arrogante, subdolo e che sia molto concentrato sul proprio e personale interesse e che del villaggio e dei suoi abitanti non gliene freghi proprio un bel niente! Immaginiamo che tale capo venga avvicinato da un losco individuo, che chiameremo “Amschel“ il quale gli proponga un sistema per diventare immensamente ricchi entrambi, fregando per bene gli ignari abitanti del villaggio.

Il capo accetta di buon grado e si mette ad ascoltare la furbissima proposta: “per prima cosa” dice il losco Amschel “devi ritirare tutte le banconote che girano nel tuo villaggio e distruggerle!“. “Sei impazzito?” ribatte il capo: “sarebbe la fine di tutto!”. “No, tranquillo…” sussurra con un diabolico sorriso il sig. Amschel “…sarà l’inizio di tutto! Sostituirai tutte le banconote, che ora sono di proprietà degli abitanti del villaggio, con quelle che ti darò io. Io però non ti regalerò le banconote…eh! eh! eh!…ma te le presterò per un tempo indefinito. In cambio ti chiederò un misero interesse…diciamo…un 2…anzi…un 2,5%! Se metterai in circolazione le mie banconote io ti farò diventare ricchissimo!”. “Mmm….Tutto qui? Accetto , ovviamente! Ma per metterle in circolazione come faremo?”.”Tranquillo capo villaggio. Dovrai concedermi il permesso di fondare una banca nel tuo villaggio, per il resto penserò a tutto io!”

L’economia sembra funzionare più o meno come prima ma dopo un anno arriva la prima stangata…Amschel contatta il capo villaggio e gli chiede il pagamento degli interessi: il 2,5% di 100.000 Euro ovvero 2.500 Euro! Il primo anno il capo villaggio riesce a pagare, ma già il secondo anno si trova in difficoltà. Dovrebbe pagare altri 2.500 Euro ma la popolazione è aumentata ed il denaro totale è diminuito e così anziché pagare si fa prestare altri 20.000 Euro dal  sig. Amschel. Il terzo anno gli interessi da pagare diventano 5.500 Euro, ovvero il 2,5% dei 100.000 iniziali + i 2.500 di interesse non pagato l’anno prima + gli interessi sui 20.000 prestati l’anno prima. Il capo villaggio però non ha un euro e così chiede un prestito agli ignari abitanti del villaggio inventando il B.O.T.! In pratica dice: se mi prestate 5.500 Euro io tra sei mesi ve ne restituisco 5.700. Gli abitanti non si fanno pregare (sembra un buon affare) e così prestano il denaro al capo villaggio. Egli salda la rata di 5.500 Euro, ma sei mesi dopo si presenta il problema di pagare i 5.700 euro di B.O.T. agli abitanti. Il capo villaggio taglia la testa al toro e si fa prestare altri 10.000 euro così può saldare il B.O.T. ed anche pagare la prossima rata di interessi al sig. Amschel. Intanto la massa monetaria nel paesino è aumentata e, di conseguenza, ogni singola banconota perde di valore (inflazione) e quindi la gente si ritrova ad avere bisogno di più denaro (che ora vale meno) per poter svolgere la propria attività. Ed è così che anno dopo anno quel paesino, senza sapere ne perché ne percome, si indebita sempre di più e si avvicina sempre di più al punto di non ritorno. Amschel inizia a sfregarsi le mani…il suo piano sta cominciando a dare i suoi frutti. Amschel, infatti, prestando delle merci di modico valore (il valore reale delle banconote è praticamente nullo, composto solo da carta, inchiostro ed un po’ di manodopera) sta tenendo sotto il suo potere l’intero villaggio senza che gli abitanti abbiano il benché minimo sospetto di cosa stia accadendo….
Iniziate a capire?

Ben presto il capo villaggio si troverà invischiato in una gravosa situazione che non riesce più a controllare. Il debito è inestinguibile; infatti anche ammettendo che quel genialoide del capo villaggio setacci l’ intero paese, raccolga tutti i soldi in circolazione, li metta in un bel saccone e li restituisca in toto al diabolico Amschel non servirebbe a nulla: rimarrebbero sempre gli interessi da pagare!
downloadComunque lui è ricco, inoltre viene sempre rieletto in quanto il buon Amschel gli paga le campagne elettorali, la gente non sa nulla di nulla e quindi chi se ne frega! Inizia ad elaborare teorie astruse ed incomprensibili da dare in pasto al villaggio per giustificare la presenza di questo debito, di cui si inizia a vociferare, che riguarda tutti i cittadini e che si ingrossa sempre di più. La situazione vera è che il villaggio è in debito con il sig. Amschel dell’ intera massa monetaria che circola nel paese+ svariate migliaia di euro di interessi (relativi, per l’appunto, all’intera massa monetaria che il villaggio possiede in prestito, senza saperlo!). Il capo villaggio, per sminuire la cosa, fa intendere che il debito sia costituito solo dagli interessi in quanto se i cittadini immaginassero che si stanno scambiando del denaro che non è di loro proprietà probabilmente prenderebbero il capo, gli leverebbero la pelle e lo immergerebbero nel sale grosso ! Ad un certo punto il sig. Amschel inizia a diventare un po’ più severo. Minaccia di ritirare tutti i soldi che circolano nel villaggio (creando una depressione senza precedenti – vedi Argentina) se non vengono pagati regolarmente gli interessi. Il capo villaggio non può pagare delle rate così elevate ed inizia a regalare, in cambio del condono degli interessi, dei beni appartenenti alla comunità: regala la fonte di acque potabili, così Amschel inizia a far pagare l’acqua ai cittadini; regala la centrale elettrica, ed i proventi vanno così al sig. Amschel; regala dei bellissimi palazzi pubblici ecc… Ai cittadini racconta di privatizzazioni necessarie per rendere i servizi più efficienti e altre storielle che i poveri villici, immersi nella loro ignoranza, si bevono come camomilla calda ! Il sig. Amschel, uomo-ombra conosciuto solo dal capo villaggio, se la ride pensando a quanto è riuscito ad ottenere senza, praticamente, muovere un dito. Può produrre denaro a piacere a costo zero: paga infatti i costi vivi di carta, inchiostro e manodopera con parte del denaro prodotto. Lo può prestare al valore che c’è scritto sopra e chiedere un interesse relativo alla cifra scritta su ogni banconota. Quando il capo villaggio non riesce più a pagare gli interessi può chiedere delle merci reali, dal valore vero (fonti d’acqua, palazzi, industrie pubbliche ecc…) in cambio … del nulla!!Tutto questo non ha, ovviamente, nessuna utilità per i cittadini. Non serve a nulla e, anzi, li danneggia visto che gran parte delle tasse che pagano servono a pagare parte degli interessi sul debito “pubblico” creato ad arte dai due compari. Le tasse che i cittadini, ben presto si trovano a pagare, raggiungono vette inimmaginabili. Molte tasse sono nascoste, o difficilmente percepibili per cui essi hanno si la sensazione di pagare molte tasse, ma non così tante come realmente fanno. Essi pagano, mediamente, il 37 % di tasse sul reddito che percepiscono. Con i soldi che rimangono acquistano i beni di cui necessitano, sui quali grava una tassa media diretta del 22%(I.V.A.). Inoltre, l’azienda che produce quei beni, riversa su di essi tutte le tasse che ha sostenuto per produrli, che incidono per un ulteriore 40% sul prezzo dei prodotti. Senza saperlo, anche perché sono veramente molto ignoranti questi paesani zucconi, si ritrovano a pagare circa un 70% di tasse su ciò che guadagnano. Ovvero lavorano da Gennaio a Settembre inoltrato solo per pagar tasse ed il poco che rimane per acquistare beni!. A scuola insegnano loro che, tempo addietro, esisteva una forma di sfruttamento dei villici chiamata mezzadria; il padrone di una gran fetta di terreno consentiva ai contadini di lavorarlo e lui, senza fare niente, si tratteneva metà del raccolto a titolo di affitto del terreno. Questo racconto era talmente convincente che gli abitanti del villaggio, dopo averlo ascoltato, se ne uscivano con commenti del tipo: “poverini…meno male che certe cose non accadono più…viva la democrazia” e altre boiate del genere. Adesso è molto peggio di allora ma i poveri ingenui non lo sanno! Prima dell’avvento di questo sistema l’economia funzionava e le pensioni potevano essere pagate ad un’età decente, nella quale il lavoratore poteva godersi un po’ di vita in condizioni di buona salute e di relativa giovinezza. Ma con gli interessi da pagare questo non è più possibile! Gli uomini, quindi, devono continuare a produrre e a rendere almeno fino a 65 anni di età, ovvero più della media aritmetica dell’età di decesso! Per convincere i suoi polli a fare ciò, il capo villaggio si inventa di sana pianta un parametro (supportato da astruse ed inverificabili formule matematiche ) per giustificare questa necessaria decisione, nascondendo nel contempo i veri dati sulla vita media dei cittadini. Così facendo crea la famigerata “aspettativa di vita o speranza di vita“…tarandola a casaccio intorno ai 79/84 anni… tanto, come per molte altre cose, egli sa che nessuno si permette di verificare o di porsi una benché minima domanda su questo argomento. Con la sua banca, riesce a fare anche di più. I cittadini, strangolati dalle inutili e subdole tasse che stanno pagando, si rivolgono sempre più spesso alla banca del sig. Amschel per dei prestiti di denaro.

Egli, potendosi stampare il denaro a piacimento, non ha bisogno di possedere del denaro onestamente guadagnato per poterlo affittare ai cittadini. Così concede volentieri prestiti a chi li richiede chiedendo a sua volta però delle solide garanzie in cambio del prestito; per esempio chiede di ipotecare la casa, terreni, la macchina o altri beni guadagnati dai cittadini con anni di sacrificio. Loro firmano; spesso non hanno altra scelta. Il sig. Amschel si aggiudica così un’altra vittoria su quei tontoloni dei villici… intanto, per non perdere l’abitudine, si fa restituire i soldi con un po’ di sani interessi. Poi, ad ogni prestito, fa aumentare il debito pubblico di tutta la comunità in quanto, prestando denaro, egli fa aumentare la massa monetaria circolante. Massa monetaria che, è bene ricordarlo, gli appartiene in toto e che i cittadini hanno “in prestito” con un interesse del 2,5% annuo. Inoltre se il povero cittadino che ha chiesto un prestito non riesce a restituire quanto dovuto, l’avido sig. Amschel , col sorriso sulle labbra, gli porta via la casa riducendo sul lastrico il malcapitato di turno.

Questa storia, purtroppo, non ha il lieto fine in quanto i cittadini sono rimasti per 300 anni all’oscuro di tutto e, facilmente, rischiano di sguazzare nell’ignoranza per altri 300 anni. Il cittadino medio non è curioso, non si fa domande, non cerca risposte… è intellettualmente pigro e quindi è il soggetto ideale per una sana e doverosa “truffa monetaria”! Inoltre, si sa, se la TV non parla di un certo argomento, tale argomento, praticamente, non esiste! Talvolta i TG annunciano una variazione del tasso di interesse della Banca Centrale in più o in meno ma il 99% di chi ascolta non è in grado di capire un bel niente di niente e non si pone nessun interrogativo. Il banchiere Amschel conosce i suoi polli ! Accettando, ripeto senza saperlo, il denaro del sig. Amschel come moneta di scambio i cittadini lavoratori si sono condannati ad un’economia basata sul produrre sempre di più. Ogni anno la produzione di beni materiali deve essere superiore a quella dell’anno precedente: non importa di cosa se ne faranno di tutte quelle merci, l’importante è arginare il più possibile il crescere del debito (che comunque, per sua natura, è destinato a crescere all’infinito e a non essere mai saldato). Lavoreremo sempre di più per avere sempre meno. Lo Stato potrà, con trucchi e trucchetti vari, limitare i danni nell’immediato ma in un futuro non lontanissimo ci troveremo strangolati nella impietosa morsa del debito ed il sig. Amschel potrebbe anche decidere di rivolere indietro i “suoi” soldi!

I protagonisti di questo racconto , basato su una storia vera, sono: il capo villaggio=il governo; il villaggio=lo Stato (inteso come “cittadini”); Amschel=la Banca Centrale Europea (oppure la Banca d’Inghilterra o la Federal Reserve…in pratica tutte quelle banche che si arrogano il diritto di stampare e di prestare il denaro agli Stati).

Lo scopo di questa storiella è quello di generare un’ intuizione nel vostro cervello. Di aprirvi la mente, di illuminarvi in maniera da non essere più considerati dei giuggioloni facilmente schiavizzabili. Adesso, per esempio, avete capito (spero) il perché del fatto che se andate davanti alla questura, tirate fuori un biglietto da 50 Euro e gli date fuoco vi possono arrestare…state distruggendo una merce che non vi appartiene. E che non appartiene nemmeno allo Stato Italiano. Appartiene alla Banca Centrale Europea (che è un’ entità privata) da cui li avete ricevuti in prestito e a cui li dovrete restituire con gli interessi….

1697387636Non sarebbe ora di svegliarci e, finalmente, cacciare a pedate il banchiere usuraio usurpatore della nostra “Sovranità Monetaria” e riservare anche qualche buona pedata nel sedere ai politici corrotti che permettono ai banchieri questo imbroglio del Signoraggio bancario ? La Sovranità appartiene al Popolo (lo afferma anche la nostra Costituzione) i politici e i banchieri l’hanno sottratta al Popolo con la frode e con l’inganno, sfruttando l’ignoranza della gente di cui essi stessi sono responsabili.

Ora è arrivato il momento di ribellarci e riprenderci la nostra libertà e i nostri diritti sulla moneta che appartiene al Popolo Sovrano e non ai banchieri privati.

18 Dic 2013

SixthContinent è un Social Network di Consumatori che attraverso i consumi modifica l’economia mondiale.
I Cittadini e Consumatori di ogni parte del Mondo uniti in SixthContinent sviluppano e sostengono un modello economico che supera i limiti degli attuali sistemi economici non più in grado da soli di far fronte al mercato globale, spostando gli acquisti e i consumi verso le imprese che operano in fase economica “virtuosa” per l’intera Comunità.
La Comunità Digitale SixthContinent, strutturata come un Sistema Sociale, si fonda su Mo.Mo.Sy. l’algoritmo che classifica le Imprese in “virtuose” o “nocive” rispetto al modello economico che SixthContinent promuove e sostiene.

L’algoritmo Mo.Mo.Sy., sviluppato da Fabrizio Politi, è oggettivo, verificabile ed utilizza dati reperibili da chiunque.
Mo.Mo.Sy. elabora i dati di oltre 600.000 aziende di 42 Paesi ed individua i prodotti che contribuiscono positivamente al mercato, oppure lo impoveriscono, senza distinzione di bandiera, compatibilmente con la globalizzazione ed i fenomeni ormai incontrovertibili della delocalizzazione.

La Curva Mo.Mo.Sy. indica la linea di resistenza massima comune a tutti i settori industriali calcolata sulla capacità di un Impresa di produrre ricchezza per il numero di dipendenti, ovvero Utile Netto2/Dipendenti.
L’algoritmo Mo.Mo.Sy., basato su dati oggettivi, verificabilie reperibili da chiunque, indica la capacità massima di un Impresa di produrre Utili Netti per ogni dipendente, utilizzando un modello economico equo e virtuoso, infatti quando un’azienda produce una percentuale di utili netti per il numero di dipendenti superiore al valore segnato dalla curva Mo.Mo.Sy. significa che si trova in una fase speculativa rispetto al proprio settore, sottrae risorse al mercato e produce effetti dannosi sia alla concorrenza che alla comunità economica in cui opera.
Quando un’azienda produce Utili Netti superiori ai valori indicati dalla Curva Mo.Mo.Sy. significa che sta producendo grandi profitti a vantaggio di poche persone, diversamente se limitiamo gli utili ai valori sotto la curva non si verificherà più l’accumulo di grandi ricchezze nella mani di poche persone a scapito di molti, la ricchezza potrà essere prodotta e accumulata senza limiti, ma si produrrà in proporzione lavoro e benessere anche per la Comunità nella quale l’Impresa opera. 

Chiunque voglia approfondire l’argomento può farlo direttamente sul Social Network: http://www.sixthcontinent.org/

12 Dic 2013

La cosa migliore da fare alle Cayman, per chi vuole coi propri soldi far coincidere il lordo col netto (dalle tasse), è aprirsi un Asset protection trust, uno strumento in cui beni e risparmi dell’aspirante elusore/evasore fiscale vengono affidati a un fiduciario (trustee), che li gestisce rendendoli non riconducibili al loro proprietario, irrintracciabili dal Fisco italiano.

Sembra che un collega giornalista, abbia fatto un’inchiesta e si sia recato alla sede centrale della Cayman National Bank precisamente alla filiale di Caymana Bay (il quartiere di shopping e uffici creato dal miliardario Kenneth Dart, uno che ha rinunciato alla cittadinanza statunitense nel ’94 per scampare alle tasse), chiedendo di aprire un conto corrente e gli è stato risposto che doveva avere un domicilio locale. Ma quando ha chiesto di aprire un “trust”…

L’impiegata cambia espressione. Telefona a una collega e nonostante l’imminente orario di chiusura, sono lieti di attendere il giornalista. In banca, in una sala riunioni imperiale, ad accogliere il giornalista ci sono il capo dell’ufficio e la sua vice. Il giornalista racconta loro che ha qualche risparmio, circa un milione di euro e molta paura che l’Italia esca dall’euro e i suoi soldi si svalutino inoltre, chiede loro come può difendersi da questa ipotesi. I due capiscono la questione e propongono al giornalista una società, gestita da un fiduciario e dove il giornalista conferirà i suoi capitali in versamenti periodici. Il fiduciario investirà tali capitali in fondi, più o meno rischiosi a seconda delle preferenze del giornalista il quale potrà eventualmente darne indicazioni. I due impiegati garantiscono il 3-4 per cento l’anno. Naturalmente il giornalista avrà una carta di credito da usare quando vuole.

Il giornalista dice: “Sì, ma se in Italia decidono di mettere una patrimoniale sui depositi e vedono che il mio si è svuotato di colpo?” I due rispondono: “Non potranno fare niente. A meno che non sia denaro di sospetta provenienza criminale. E anche in quel caso, serve l’ordine di un giudice per vedere cosa c’è dentro un trust. Con il tempo che ci vuole, uno può spostare tutto nell’isola accanto. In ogni caso non intendiamo violare alcuna legge e ci coordineremo con il suo commercialista. Servono circa 12 mila dollari per aprire il trust, poi 6.500 all’anno per mantenerlo.” I due non chiedono al giornalista né di cosa si occupa, né come si chiama. “Dimenticavo” aggiunge il capo, come offerta last minute, “oltre al contante, nella società può far confluire immobili, yacht, qualsiasi suo bene”.

Felicemente nullatenente, addirittura in affitto dal trustee. Tornando in Italia la banca spiegherà al giornalista che per bonifici importanti avvisano la Banca d’Italia, che però non ha il tempo di controllare tutto. A quel punto chiede a un commercialista tra i più esperti di economia il quale riferisce testualmente: “Con l’archivio unico informatico ogni bonifico è tracciabile. Se poi il destinatario sono le Cayman si accende l’allarme rosso. Per evitare tutto ciò si potrebbe aprire un conto a Lussemburgo, che è Unione Europea, e da lì farlo proseguire per le Cayman. Oppure andare in Svizzera e trovare un professionista compiacente che confonda le tracce degli spostamenti di denaro”.

Se sui dollari americani c’è scritto: “In god we trust”, nella testa dei finanzieri di mezzo mondo c’è scritto: “In Cayman we trust”. E la semplicità con la quale un giornalista italiano si stava aprendo un fondo fiduciario, spiega perché 10 mila dei 15 mila totali, due terzi degli hedge fund di tutto il mondo, hanno sede alle Cayman.

Questo fa capire anche perché tre isole che insieme raggiungono le dimensioni dell’Elba, con 40 mila abitanti di cui la metà immigrati di lusso impiegati nella finanza, ospitino qualcosa come 80 mila società, delle quali 9 controllate da Citigroup, 33 di News Corporation (Murdoch) e 692 di Enron.

Il simbolo delle Cayman è l’Ugland House, un comunissimo palazzo di quattro piani che però ha una particolarità che lo rende unico: è la sede di 2000 società. Particolarità che è entrata nell’ultima campagna elettorale di Obama: “O l’Ugland House è l’edificio più grande del mondo, oppure è la frode fiscale più grande del mondo”. Obama ha insistito sulle Cayman perché il suo rivale Mitt Romney, un mito nel piccolo arcipelago caraibico, ha 10 milioni di dollari depositati in loco, dove hanno sede anche 137 società della holding di Romney, la Bain Capital.

Inoltre le stime del britannico Tax Justice Network: dei 21 mila miliardi di dollari (21.000.000.000.000) nascosti nei paradisi fiscali sparsi per il mondo, 2 mila miliardi sono alle Cayman.

Un magnete per capitali in fuga dalle tasse. Un posto che, narra la leggenda, ne venne esentato dal 1780, quando 10 navi della marina inglese si incagliarono al largo delle Cayman e i locali, accorrendo con i loro barchini, misero in salvo tutti gli equipaggi, guadagnandosi la riconoscenza di Re Giorgio III, che permise ai “Caymanesi” di non pagare più dazi all’Impero Britannico.

Da allora si è evoluto un sistema che ora ha una legislazione finanziaria che è una delle più friendly del pianeta. Così il quinto centro finanziario al mondo si mantiene senza tasse. Il governo si finanzia con i bolli, i permessi per lavorare nell’isola e l’Iva, che va dal 22 al 27 per cento per le merci di importazione.

Benvenuti a George Town, paradiso duty free e welfare free a soli 250 km dall’ultimo avamposto occidentale del socialismo reale, Cuba.

01 Dic 2013

Abraham Lincoln, John Fitzgerald Kennedy e Aldo Moro sono i tre esponenti politici che, poco dopo aver promosso leggi a favore della sovranità monetaria dei rispettivi Paesi, hanno poi fatto un brutta fine. Naturalmente il problema di fondo è quello dell’emissione sovrana di moneta, noto anche come Signoraggio Bancario.

Le banche centrali di moltissimi Paesi, spacciate come istituti pubblici, ma in realtà Società per Azioni private possedute generalmente da famiglie di banchieri senza scrupoli, hanno da sempre utilizzato qualsiasi mezzo per occultare la loro vera natura e nascondere l’inganno agli occhi della popolazione.

Il presidente Lincoln nel 1862, ebbe un incontro privato con un amico di vecchia data, il colonnello Edmund Dick Taylor che suggerì di stampare biglietti di Stato a corso legale per fronteggiare le spese della Guerra Civile Americana scoppiata l’anno precedente. Questa idea scaturì anche a causa degli interessi usurai (dal 24 al 36 per cento) pretesi dai banchieri internazionali nell’eventualità di un prestito all’Unione. Lincoln ovviamente non accettò e il 14 aprile 1865, durante uno spettacolo teatrale al Ford’s Theatre, John Wilkes Booth (attore che aveva più volte recitato proprio in quello stesso teatro) spara un colpo alla testa del presidente Lincoln. I lati oscuri della vicenda resteranno numerosi: l’assenza della guardia del corpo del presidente, impegnata a bersi qualche drink ed il mistero del killer, ufficialmente scovato e ucciso una decina di giorni dopo, anche se nel corso degli anni molti ricercatori hanno sostenuto che Booth fosse riuscito a scappare.

John Fitzgerald Kennedy, il 4 giugno 1963, firma l’Ordine Esecutivo 11110, un decreto presidenziale che di fatto toglieva alla Federal Reserve Bank (la banca centrale presente negli Stati Uniti) il potere di stampare denaro, restituendolo al Dipartimento del Tesoro, come sancito nella Costituzione americana. Il governo USA tornava in possesso della propria sovranità monetaria grazie ad una legge esplicita che lo autorizzava a «emettere certificati d’argento a fronte di ogni lingotto di argento e dollari d’argento della Tesoreria».
Praticamente gli Stati Uniti si riprendevano il diritto di stampare moneta, collegando l’emissione di banconote alle riserve d’argento della Tesoreria, senza la necessità di chiedere prestiti ad interessi alla Federal Reserve: biglietti a corso legale sgravati dal debito all’atto di emissione.  Guarda caso pochi mesi dopo, il 22 novembre 1963, il presidente Kennedy verrà ucciso a Dallas. Dopo più di quarant’anni i punti oscuri di questo omicidio rimangono senza una plausibile e convincente spiegazione ufficiale. Al contrario, risultano ormai palesi le incongruenze, i depistaggi e le manomissioni relative alla vicenda.

Aldo Moro lo statista della Democrazia Cristiana negli anni sessanta decise di finanziare la spesa pubblica italiana attraverso l’emissione di cartamoneta di Stato sgravata da debiti, in tagli da 500 lire, ossia con un “biglietto di Stato a corso legale”.
Con i DPR 20-06-1966 e 20-10-1967 del presidente Giuseppe Saragat venne regolamentata la prima emissione, la serie “Aretusa” (Legge 31-05-1966), mentre il presidente Giovanni Leone regolarizzò con il DPR 14-02-1974, la serie “Mercurio” (DM 2 aprile 1979), le famose banconote da 500 lire conosciute come “Mercurio alato”.
Già all’epoca la sovranità monetaria dell’Italia era limitata: allo Stato era concesso solamente il diritto di conio delle monete attraverso la Zecca, mentre le banconote venivano acquistate dal Fondo Monetario Internazionale. Un po’ come accade oggi, dove ai singoli Paesi europei spetta il diritto di coniare gli euro di metallo ma non le banconote, che vengono emesse dalla Banca Centrale Europea.
Lo statista, per ovviare ai limiti imposti di cui sopra, utilizzò un brillante stratagemma. Dopo aver autorizzato il conio delle 500 lire di metallo, fece una deroga che permetteva, contemporaneamente, l’emissione della versione cartacea, che poteva in questo modo essere stampata ugualmente dalla Zecca di Stato.
Il 16 marzo 1978 Aldo Moro venne rapito e ucciso il 9 maggio dello stesso anno. Casualmente, in seguito al tragico avvenimento, l’Italia smise di emettere biglietti di Stato. Va anche tenuto presente che alcuni anni prima, durante la visita negli Stati Uniti dello statista italiano nel settembre 1974, Henry Kissinger lo minacciò pesantemente, come riferito dal portavoce di Moro, Corrado Guerzoni, davanti ai giudici.

Come per gli omici di Lincoln e Kennedy, anche in questo caso i punti oscuri sono numerosissimi.

18 Nov 2013

Qualcuno avrà certamente notato che i costi di fabbricazione delle monete da 1, 2 e 5 centesimi sono notevolmente superiori al loro valore nominale, scoprendo, così la cosiddetta acqua calda, naturalmente  senza soffermarsi su chi e perché ha riscaldato l’acqua.

Complessivamente, in Italia, dal momento in cui è stato introdotto l’Euro, la Zecca di Stato avrebbe fuso monetine del suddetto valore per un costo complessivo di 362 milioni di euro a fronte di un valore reale di 174 milioni.

Bisognerebbe domandarsi perché le monete vengano coniate dalla Zecca di Stato, mentre le banconote siano stampate dalla BCE. La risposta è semplice, per chi conosca certi inconfessabili segreti della finanza e della politica economica e monetaria speculativa.

Tutto ruota intorno al concetto di signoraggio, ovvero il lucro che si genera dal creare moneta. Tale lucro può sussistere laddove il valore nominale (o legale) della moneta sia superiore al suo valore intrinseco (cioè quello generato dai costi di produzione).

Quando invece il valore nominale è inferiore a quello intrinseco, si subisce una perdita il cosiddetto “signoraggio negativo”, come accade proprio con il conio delle monetine da 1, 2 o 5 centesimi di euro: il loro costo di produzione complessivo è infatti di circa 15 centesimi.

Guarda caso il conio di monetine metalliche è riservato allo Stato e non alla BCE, la quale si occupa invece di stampare le banconote, per le quali il signoraggio cd. “positivo” è garantito: per stampare una banconota da 5 euro o una da 500 euro bastano infatti circa 30 centesimi di euro. Tra l’altro, la moneta è sottoposta ad un interesse, che fa lievitare ulteriormente il debito dei cittadini di un paese sovrano oltre il valore nominale della moneta stessa.

In sostanza, perciò, l’emissione di moneta a debito è lasciata agli Stati, mentre l’emissione “a lucro”, potremmo dire, così, è appannaggio della BCE !

Si potrebbe ovviare a tutto ciò in un modo molto semplice: basterebbe infatti che lo Stato potesse emettere moneta senza debito, come fa, ad esempio, con le monete metalliche con valore nominale maggiore del valore intrinseco (i pezzi da 50 centesimi, 1 e 2 euro). Non è un caso che il defunto governatore della BCE Duisenberg, quando Tremonti nel 2002 chiese di sostituire le monete metalliche da 1 e 2 euro con banconote di pari valore, avesse risposto: “Ma il signor Tremonti sa che così facendo il suo Paese perderebbe il diritto di signoraggio (letteralmente: “seigniorage”) sulla massa di denaro sostituita?”.

Nel frattempo, mentre noi affondiamo sotto il peso del nostro debito e della nostra schiavitù, il governo ungherese Viktor Orban, nel solito silenzio generale dei media, ha permesso all’Ungheria di acquisire la sovranità sulla propria moneta.

La banca centrale magiara, nazionalizzata, controlla infatti l’emissione di moneta senza debito e nella quantità di cui l’economia reale del paese ha bisogno. I risultati sono ottimi: l’economia nazionale sta recuperando rapidamente, tanto che il ministro competente ha recentemente annunciato che grazie a “una politica di bilancio disciplinato” l’Ungheria ha ripagato il 12 agosto 2013 il saldo dei 2,2 bilioni di debito all’FMI, prima della scadenza ufficiale del marzo 2014. Naturalmente, è meglio che certe cose non si sappiano in giro…