22 Apr 2013

Nonostante apparenti complicazioni, il concetto di «Over The Top Television» è facile da capire: si tratta della possibilità di fruire sul grande schermo di casa, ruolo di solito interpretato dal televisore, di contenuti audiovideo dalla rete internet senza banda dedicata e qualità garantita – altrimenti si ricadrebbe sotto l’acronimo «IPTV».

Per chi non lo sapesse, il sistema IPTV è generalmente usato per diffondere contenuti audiovisivi attraverso connessioni ad Internet a banda larga. È tecnologicamente distinto dalla Web TV in quanto mentre quest’ultima è realizzata attraverso una comunicazione best-effort, l’IPTV è realizzata con meccanismi di trasmissione che ne garantiscano la qualità di servizio a favore dell’utente attraverso meccanismi tipici di priorità.

tvyoutubeGrazie all’uso di «app dedicate» ovvero piccoli programmi o semplici script che si occupano di rendere più facile l’accesso ai servizi audiovideo rispetto all’uso di un normale browser e indirizzi web da digitare, è possibile fruire di contenuti video direttamente sul televisore di casa. Queste «applicazioni» sono incorporate nei televisori di ultima generazione, i cosiddetti «TV connessi», e si attivano selezionando un’icona (detta «widget») oppure possono essere trasferite via etere ai televisori o ricevitori esterni per il digitale terrestre del tipo «interattivo» o «mhp» (quelli caratterizzati dal bollino gold DGTVi).

In buona sostanza, se il vostro televisore o ricevitore è dotato di una presa di rete ethernet oppure della possibilità di connessione wi-fi alla rete è molto probabile che possa essere adatto alla fruizione dei servizi di televisione OTT (Over The Top). Le «televisioni connesse» più moderne – si dice siano già oltre 1,5 milioni – godono della possibilità di aggiornamento software e quindi dell’aggiunta da parte del produttore del televisore di nuovi widget che consentono la chiamata immediata di nuovi servizi, ad esempio come Vimeo che è una delle alternative a YouTube che intanto tocca il miliardo di utenti.

Oggi però, a differenza di un recentissimo passato in cui si costringevano gli utenti in un «walled garden» (giardino chiuso) in cui soltanto alcuni contenuti scelti dal produttore di tv potevano essere richiamati, si può accedere a qualsiasi flusso audiovideo tramite l’uso del normale browser incorporato. La «televisione OTT» non è quindi più materia strettamente riservata ai tradizionali broadcaster ma illumina di nuova luce chi può offrire contenuti, a prescindere dalla distribuzione.

È evidente che quando il televisore incorpora direttamente una CPU più potente e una presa di rete, il modello di business dei broadcaster tradizionali diventa obsoleto. Come se non bastasse, poi, il mercato offre oggi dispositivi alternativi alla tv come tablet e smartphone adatti all’uso «televisivo».

Dunque, il futuro della tv appare interessante, si profila il successo del paradigma sinergico fra diffusione broadcast via etere, dedicata ai programmi live, e diffusione via rete per la visione on demand, con buona pace dei tifosi dell’IPTV e della rete a tutti i costi, come unico vettore telematico.

12 Apr 2013

Quando Oracle, il colosso del software fondato da Larry Ellison, ad aprile 2009 annunciò che stava acquisendo Sun Microsystems per 7,4 miliardi di dollari, la mossa suscitò perplessità. Non per Sun, che era in crisi e aveva già tentato di farsi acquistare da Ibm l’anno prima. Oracle aveva una lunga storia di costose acquisizioni nel settore del software aziendale, ma Sun aveva anche tecnologie di base (come Java e Nfs) e soprattutto un ampio business hardware tra thin client, workstation e server. Qualcuno avanzò l’ipotesi che in Oracle non ci sarebbe stato né spazio né piani per l’hardware. E invece la strategia si sta rivelando lungimirante.

Oracle si è aperta una via nel mondo dell’integrazione verticale. Lo stesso mondo dove adesso stanno convergendo gli altri big americani. A partire da IBM, che ha fatto dell’integrazione verticale tra hardware, software e servizi la sua bandiera da decenni, arrivando a giocare la carta dei sistemi integrati Pure, che uniscono sotto un unico cappello software i sottostistemi hardware server, storage e networking. Anche Hp ha fatto crescere le sue attività dagli anni di Carly Fiorina sino a comprendere tutti gli aspetti del business consumer e aziendale, producendo di tutto: dal software alle stampanti e ai pc, dai tablet ai server fino ai sistemi di telepresenza dal costo di milioni di dollari.

Adesso è la volta di pezzi grossi come Dell. L’azienda texana dopo aver allargato il suo business negli anni Novanta e Duemila dal settore dei pc a quello dei server e storage aziendale, negli ultimi due anni ha accelerato nelle acquisizioni di tecnologia e talenti per costruirsi una divisione software enteprise del valore di un miliardo di dollari.

Talenti consolidati nella convergenza sono aziende come Emc, che ha un giro d’affari mondiale da più di 20 miliardi di dollari e vende indifferentemente hardware, software e servizi. Colossi nel settore della sicurezza informatica come Symantec, Kaspersky e Trend Micro, hanno un piccolo piede nell’hardware perché forniscono ai loro clienti aziendali “appliance”, cioè apparecchi da aggiungere nei data center ai server dei clienti per automatizzare le attività di monitoraggio e filtro dei contenuti. Invece se ne tiene lontana, almeno per adesso, Adobe, che non ha annunciato progetti per la convergenza hardware-software.

Su un altro fronte sono sulla strada della convergenza anche i grandi della rete: Google sta corteggiando sempre più da vicino il mondo dell’hardware e ha iniziato a commercializzare un pc, il Pixel, oltre agli occhiali (intelligenti in versione beta), ma soprattutto siede sopra una montagna di brevetti e tecnologie tramite Motorola, che fanno pensare come sempre più probabile una linea di tablet e smartphone. Amazon ha da tempo imbracciato la via dell’hardware e anche Microsoft ha sposato la strada che appare come frontalmente contraria al suo modello di business. L’azienda, sulla premessa che il valore sta soprattutto nel software, ha aperto timidamente prima una divisione per accessori pc (mouse e tastiere), poi la divisione giochi con la prima e la seconda generazione della console Xbox che, dopo anni di perdite miliardarie, si è tramutata in una gallina dalle uova d’oro sia per le vendite di giochi sia per le possibilità di cross-marketing nei servizi di rete e social di Xbox Live. Adesso, con le due versioni del tablet Surface, Microsoft entra in competizione con i suoi partner hardware come Acer, Asus, Lenovo e gli altri produttori di pc. Inoltre, Microsoft ha anche annunciato un investimento miliardario in Dell, che il fondatore Michael Dell vuole de-listare dal mercato americano per motivi fiscali e strategici, ipotecando la fedeltà del grande produttore di hardware alle sue tecnologie. E in effetti Dell è una delle aziende più aggressive nel presentare tablet e ultrabook touch per il nuovo Windows 8.

Infine, uno dei top manager di Microsoft, nel 2010 è diventato Chief Executive Officer di Nokia, stringendo un accordo molto forte per l’utilizzo praticamente in esclusiva nell’uso del sistema operativo di Microsoft. Mancano ancora molte tessere del puzzle digitale perché la convergenza tra hardware, software e servizi delle aziende americane sia completa. Poche centinaia di chilometri più a nord, l’azienda canadese ex-Rim divenuta oggi Blackberry, come il suo prodotto di punta che è un esempio di integrazione verticale completa dal server al client, resiste l’idea di vendere la sua divisione hardware e dedicarsi solo allo sviluppo del sistema operativo su licenza. Dopotutto, “il valore dell’integrazione è superiore a quello delle singole parti”.

08 Apr 2013

Il mondo della tecnologia e dei media sta cambiando. Costruire col telecomando un palinsesto tv personalizzato è ormai una cosa normale. Le playlist ci hanno resi dj di noi stessi e videocamere economiche (spesso sostituite dal cellulare) ci trasformano in registi.

A sancire il definitivo passaggio dall’era tecnologica a quella digitale sono arrivati i social network, realtà ormai consolidata, e infine le web tv, ultima vera novità nel campo della comunicazione online. Proprio in questi giorni la redazione di Made in Italy Notizie sta mettendo appunto un interessante progetto.

Ma che significa web tv? Il neologismo designa piccoli ed economici network computer che permettono di navigare attraverso lo schermo di un televisore, così come servizi informativi in grado di fornire attraverso il web programmi video in streaming e non. Le web tv sono dunque la fusione perfetta tra cinema, televisione, social network e computer.

In Italia ce ne sono ancora poche ma tutte di ottima qualità. Ci sono La Web Tv e Italia online, che si occupano di news di attualità, Arcoiris è dedicata all’ambiente, Bluchannel è concentrata su programmi culturali, Fanta Tv sulla fantascienza, File Tv sullo spettacolo…insomma, poche ma buone, e per tutti i gusti.

L’ultima novità del settore è Soluzioni Semplici, la web tv del Circolo Degli Artisti di Roma, probabilmente ad oggi il club più importante per quanto riguarda la musica dal vivo in Italia. “L’idea alla base di questo progetto – spiega uno degli ideatori, uno degli ideatori – è quella di raccontare appunto la musica osservandola da varie angolazioni. Darle di nuovo la centralità, in un momento storico in cui le tv generaliste preferiscono dedicare la loro programmazione ai talent show invece che ai musicisti.

Ma ci interessa anche “accendere” i riflettori su tutte quelle figure professionali che si muovono dietro le quinte, come etichette, direttori di produzione, distribuzioni, redazioni di giornali. E poi, chi lo sa, magari aprirci in futuro anche ad altre forme d’arte, come la letteratura, ad esempio”. Una fucina di idee geniali e possibilità di espansione, insomma. Perché la vera creatività ha bisogno di soluzioni semplici.